
Qualche lavoro fa (qualche vita fa), ero nel team di ricerca e sviluppo di un’azienda IT, e la persona a capo della struttura usava spessissimo la parola “creatività” e i suoi simili.
“Voi che siete creativi” “Ci mettete un po’ di creatività” “Lo fate in modo creativo”.
Era palese che usasse il termine come se stesse invocando una sorta di entità astratta, che sarebbe scesa su di noi tipo spirito santo alla cresima, e di conseguenza noi avremmo prodotto cose meravigliose.
Ecco, penso ormai abbiate capito come funziona qui: non è vero, la creatività non è quello.
Dimostrazione con esempio banale: se vi dicessi “fatemi una torta” alcuni andrebbero nel panico altri starebbero ad aspettare altre istruzioni, perché devono esserci altre istruzioni, devono… ci sono, vero?
Per dirla in poche parole (che poi diventeranno tante, ma inizio a introdurvi il concetto) la creatività è fatta di limiti.
Se qualcuno di voi ha un hobby che sia almeno in parte manuale (fare gioielli in perline, costruire casette per gli uccelli, scolpire e dipingere miniature, cucire costumi per cosplay, o simili) dovrebbe avere familiarità con La Grande Legge del Fai Da Te.
Che ho appena battezzato io così, ma suonava figo.
In che cosa consiste questa legge? Parte dai Tre Grandi Elementi del Fai Da Te (ok, la smetto): abilità, tempo, denaro. Sono le cose che ci vogliono per un progetto di fai da te, giusto?
La Grande Legge però prevede che non ci siano mai tutte e tre in contemporanea, al massimo due. 1) Non hai soldi? Dovrai metterci molta più abilità e tempo.
2) Non hai tempo? Dovrai metterci molta più abilità e qualcosa comprarla già fatta.
3) Non hai abilità? Ti ci vorrà molto più tempo e per alcune cose dovrai pagare qualcun altro o comprare elementi già fatti.
In che modo si lega alla creatività? Perché non avere uno dei tre è un limite e, dicevamo, i limiti sono ciò che costituisce la creatività stessa.
Torniamo alla torta di cui sopra, se vi dicessi semplicemente “fatemi una torta” sarebbe una richiesta così vaga, che causerei l’impasse totale (hello blocco dello scrittore!).
Se invece iniziassi a dirvi: al cioccolato, senza nocciole o altra frutta secca, senza alcool, la voglio quadrata, a strati e per carità divina FONDENTE, avreste già più limiti.
E di conseguenza più parametri, più linee guida.
Niente stimola la creatività come avere dei limiti ben precisi. Pensate a quando avete una fame allucinante, un impegno improrogabile fra mezz’ora e quattro cose scarne nel frigo. Di solito escono o dei panini di tutto rispetto, o delle ricette memorabili (in casa ogni tanto facciamo ancora il “panino lockdown”: hummus, pomodorini in conserva e tonno in scatola).
Quindi, la prossima volta che vi trovate un po’ persi, o con il blocco dello scrittore, o con un momento di bassa autostima perché non vi sentite “creativi”, provate a darvi dei limiti.
Di tempo, in numero di parole, di tempo-nella-storia (siete bloccati con un personaggio bloccato in un punto X, ok. Ha cinque minuti, poi tutto salterà per aria/verrà scoperto/arriveranno i gendarmi con i pennacchi con i pennacchi), qualsiasi cosa.
Datevi un limite e la creatività verrà fuori.
Ok, abbiamo demistificato il talento, la predisposizione naturale, l’ispirazione, il blocco dello scrittore e la creatività. Che altro ci manca?
L’ultima del sacro pantheon di ogni scrittore, dopo il timor panico il timor divino: la “voce”, la “cifra stilistica”, la “firma”, lo stile o quel che è.
Indovina? Prossimo post 😉